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Martedì, 08 Giugno 2021 16:03

Molluschi stravaganti? Ecco a voi i nudibranchi! In evidenza

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I molluschi sono senza ombra di dubbio tra gli animali più conosciuti al mondo: evidenze sull’uso storico da parte dell’uomo di questi animali ci sono fornite dai testi antichi, geroglifici, incisioni sulle monete e siti archeologici e, ancora oggi, persistono molte culture che utilizzano le conchiglie come contenitori, simboli religiosi, monete, ornamenti e decorazioni.

Ma c’è un gruppo di molluschi che ha cominciato a farsi conoscere solo in tempi recenti, ossia da quando la subacquea venne aperta finalmente a tutti gli sportivi (correva l’anno 1943!!) e si diffuse come attività nei mari di tutto il mondo: si tratta dei nudibranchi, minuscoli e coloratissimi molluschi che divennero presto tra gli organismi più ricercati dai subacquei.                 


Moneta conchiglia                                         Conchiglia terracotta

Figura 1
: Testimonianze storiche dell’antica conoscenza dell’uomo sui molluschi. A sinistra, sestante in bronzo di Roma su cui è impressa l’immagine del lato esterno di una conchiglia. A destra, conchiglia di terracotta del I secolo a.c.

LE “FARFALLE DEL MARE”  

Comunemente noti come “farfalle del mare” a causa della forma e dei colori sgargianti dei loro corpi, i nudibranchi (=con le branchie nude) sono un gruppo di molluschi gasteropodi marini che non possiedono più la conchiglia: questa è presente, infatti, solo durante lo stadio larvale per poi regredire fino a scomparire negli adulti. Ciò ha fatto sì che in questi minuscoli molluschi si siano evoluti una molteplicità di meccanismi di difesa alternativi che, a seconda dell’ambiente, possono essere basati sulla sintesi ex novo di sostanze chimiche tossiche o sull’incorporazione di strutture di difesa di derivazione alimentare.

Tambja marbellensis           Felimida luteorosea

Figura 2: A sinistra, Tambja marbellensis. Il corpo è blu scuro o verde scuro e presenta margini gialli evidenti. A destra, Felimida luteorosea: questo nudibranco si riconosce facilmente grazie al colore violetto del corpo, con pois gialli presenti lungo tutto il dorso.

ECOLOGIA DEI NUDIBRANCHI

Questi affascinanti molluschi vivono esclusivamente in ambienti marini, dalle zone costiere fino agli abissi, e hanno una distribuzione globale poiché sono diffusi dai tropici ai poli.  La maggior parte delle specie vive sul fondo (sono cioè bentoniche) e prediligono in particolar modo i fondali rocciosi ma ci sono anche specie planctoniche che vivono sospese nella colonna d’acqua. Pochissimi sono i dati che si hanno a disposizione sui nudibranchi abissali, soprattutto per quanto riguarda il Mediterraneo.


Phylliroe bucephala

Figura 3: Phylliroe bucephala, specie abissale.  Le viscere sono visibili attraverso il corpo trasparente ed appiattito lateralmente. I giovani di questa specie parassitano le meduse del genere Zanclea.

I nudibranchi sono tutti carnivori e molto spesso sono monofagi, cioè si nutrono esclusivamente di una tipologia di preda; un esempio classico è la Peltodoris atromaculata, conosciuta volgarmente come “vacchetta di mare”, la quale si ciba solamente della spugna marina Petrosia ficiformis.

                                                  
Petrosia ficiformis     Peltodoris atromaculata

Figura 4: Petrosia ficiformis; a destra, una vacchetta di mare mentre si alimenta sopra la spugna in questione.

Per quanto riguarda la riproduzione, come tutti gli opistobranchi (sottoclasse di cui fanno parte) i nudibranchi sono ermafroditi, con due aperture genitali collocate sulla parte destra del corpo, e frequenti sono gli accoppiamenti incrociati.

Accoppiamento nudibranchi

Figura 5: Accoppiamento tra nudibranchi della specie Nembrotha purpureolineata, diffusa nella parte occidentale dell’oceano Pacifico.

Ciò però che rende questi organismi particolarmente appariscenti è senza alcun dubbio la colorazione dei loro corpi. Ma perché farsi notare in maniera così vistosa piuttosto che camuffarsi e nascondersi dai predatori? Beh il motivo è semplice. Si tratta di un esempio di quella che viene definita “colorazione aposematica”, ossia una colorazione d’avvertimento: sostanzialmente i nudibranchi, attraverso i loro colori sgargianti, informano i potenziali predatori circa la loro tossicità. La perdita della conchiglia (principale struttura di difesa de molluschi) ha costretto, infatti, i nudibranchi a sviluppare delle forme di difesa alternative; alcuni, ad esempio, si proteggono rilasciando sostanze tossiche o acide mentre altri impiegano le spicole calcaree o silicee delle spugne di cui si nutrono per risultare indigeste.

NUDIBRANCHI NEL MARE NOSTRUM

Nel Mediterraneo ci sono circa 270 specie di nudibranchi, raggruppate in quattro sottordini che, dal punto di vista morfologico, si distinguono facilmente l’uno dall’altro:

1) Il sottordine degli eolidini (circa 70 specie), comprende individui che condividono la caratteristica di possedere un dorso rivestito da appendici, note come “cerata”, coinvolte nella respirazione e, talvolta, anche nella difesa di questi organismi. Questi nudibranchi hanno perciò un peculiare aspetto “cespuglioso”;


Cratena peregrina2   Flabellina affinis2

Figura 6: Due tra gli esemplari più comuni e affascinanti di nudibranchi eolidini presenti nel Mediterraneo. A sinistra, Cratena peregrina. A destra, Flabellina affinis.

2) I doridini, sono il gruppo con il maggior numero di specie (oltre 120!) e sono caratterizzati dalla presenza di una branchia a ciuffo nella regione terminale del corpo.  Hanno il corpo dalla forma ovoidale e allungata e la loro colorazione dipende dal tipo di alimentazione;

Diaphorodoris papillata       Vacchetta Francesco    
Figura 7: Due specie emblematiche di doridini. A sinistra, Diaphorodoris papillata e a destra, Peltodoris atromaculata, nota con il nome comune di “vacchetta di mare” (pH: Francesco Coppola).

3) Gli arminini è il sottordine maggiormente diversificato, costituito da specie dalle abitudini molto differenti. Alcune, infatti, sono fossorie e si nutrono dei polipi di diverse specie di coralli mentre altre non si infossano e preferiscono mangiare animali come spugne e briozoi. Nel Mediterraneo sono state descritte solo 10 specie appartenenti a questo sottordine;

                    Arminia  Janolus cristatus

Figura 8: A destra, il più comune dei nudibranchi arminini Janolus cristatus. A sinistra, Arminia maculata: le specie del genere Arminia non dispongono di appendici dorsali ma presentano delle lamelle con funzione respiratoria lungo tutto il margine del corpo.

4) Il sottordine dei dendronotini, di cui conosciamo circa 30 specie, è costituito da nudibranchi che presentano delle appendici cefaliche, dette “rinofori”, spesso ramificate e ritratte generalmente all’interno di una tasca. Di questo gruppo fanno parte sia uno dei nudibranchi più grandi, Tethys fimbria, sia il genere Doto che contiene, invece, le specie più piccole mai descritte.

Tethys fimbria

Figura 9: La specie di nudibranco più grande del Mediterraneo Tethys fimbria

Delle specie di nudibranchi attualmente conosciute nel Mediterraneo, circa 60 sono endemiche, si ritrovano cioè solamente nelle acque del Mare Nostrum; le altre possono essere osservate anche in altri mari del mondo.  

STUDIO ED APPLICAZIONI

 Sfortunatamente lo studio della biologia dei nudibranchi risulta complicato sia a causa della perdita della colorazione del corpo di questi molluschi una volta a contatto dei liquidi utilizzati per la conservazione degli animali marini sia a causa della loro rarità; una specie, infatti, dopo essere stata descritta per la prima volta, può essere ritrovata anche dopo 20-30 anni.  Ad ogni modo, la diffusione della fotografia subacquea ha consentito un aumento considerevole delle conoscenze dei nudibranchi, perlomeno nel Mare Nostrum.

Per concludere, è interessante notare come dal punto di vista applicativo questi molluschi si siano rilevati utili sotto due aspetti: in primo luogo, i prodotti da loro sintetizzati sembrano avere una certa importanza in campo farmaceutico per la lotta contro alcune malattie umane, tra le quali il tumore; in secondo luogo poi, il fatto che alcune specie siano estremamente specializzate a determinanti microambienti (come, ad esempio, una grotta o una pianta) consente l’impiego di questi organismi come indicatori di stati d’inquinamento dal momento in cui sopraggiunge la loro scomparsa.

Seguiteranno, quindi, in futuro gli studi su questi stravaganti organismi sia per conoscerne meglio la biologia e l’ecologia per poterli al meglio conservare, sia per quanto riguarda, come scritto poco fa, gli usi che l’uomo ne può fare in vari ambiti.





BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA










Letto 487 volte Ultima modifica il Lunedì, 09 Agosto 2021 16:45
Marta Izzo

Biologa Marina

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